Dove nasce il termine Caffè Espresso?

Vi siete mai chiesti da dove deriva il nome della bevanda più amata dagli italiani?


Con questo articolo scopriremo insieme la storia della bevanda simbolo di italianità in tutto il mondo. Spesso sentiamo dire che l’espresso è un piacere tutto italiano e in effetti sono davvero pochissimi gli italiani che non hanno mai provato il gusto di questa vellutata bevanda.


Il caffè scandisce la giornata, e non si esaurisce nella singola tazzina, si tratta di un vero e proprio rito quotidiano irrinunciabile, legato alla cultura, alle tradizioni e alle abitudini di ognuno di noi. Un’ istituzione entrata a far parte dell’identità nazionale dai primi anni del Novecento. Il 97% degli italiani beve caffè più volte nel corso della giornata.


Poco importa se il prodotto non ha origini italiche, al nostro popolo va attribuita la capacità di saper trasformare la materia prima per renderla un’eccellenza del Made in Italy.

Da quando il caffè è sbarcato in Italia, la passione del Belpaese ha portato ad invenzioni rivoluzionarie come la Moka, la macchina del caffè espresso, il cappuccino, fino ad arrivare ai giorni nostri con la scoperta del mono-porzionato per gustare il caffè a casa come al bar.


Scopriamo insieme la sua storia.


Le origini dell’espresso sono legate alla città di Torino, all’epoca capitale d’Italia. Nel 1884, Angelo Moriondo, imprenditore e inventore, brevettò la prima macchina per produrre il caffè istantaneo pensando alle esigenze dei clienti del suo “American Bar” sito nella Galleria Nazionale di via Roma. Moriondo, che produsse artigianalmente le sue macchine da caffè e solo per i suoi locali, non sfruttò mai la sua invenzione a livello industriale.


La macchina e il caffè espresso iniziarono a diffondersi nel Paese solo dopo il 1901, quando Luigi Bezzera, imprenditore milanese, presentò la sua nuova invenzione alla stampa e ai suoi operai. L’anno successivo il brevetto passa a Desiderio Pavoni, fondatore de La Pavoni S.p.a., azienda milanese che produrrà una macchina per caffè espresso in ottone cromato, a sviluppo verticale con caldaia mantenuta in pressione da un fornello a gas, il suo nome è Ideale. Inizia così la produzione in serie e la commercializzazione della macchina da caffè.


Una figura di spicco nella storia dell’espresso italiano è da attribuire a Pier Teresio Arduino, che nel 1905 intuì le potenzialità della macchina da bar e comprese l’esigenza di progettare una macchina che permetteva di erogare il caffè al momento, velocizzare il lavoro dei baristi e dare la massima facilità e sicurezza d’esercizio. Per realizzare questo nuovo prodotto occorreva rivoluzionare il cuore della macchina: la caldaia. L’idea che lo ispira nasce prendendo spunto dal treno a vapore e dalla sua velocità. Sfruttando la sua confidenza con le locomotive durante il servizio militare, che gli aveva consentito di apprendere ogni piccolo segreto del funzionamento delle caldaie a vapore, il giovane Pier Teresio concepì una macchina adatta allo scopo che si prefiggeva. Nacque così la prima macchina da espresso, La Victoria.


Ad Arduino va anche il merito di esser stato il primo a curare l’aspetto estetico del macchinario, con inserti preziosi che confissero stile ed eleganza all’invenzione.

Nel corso degli anni continuò il suo percorso di sviluppo. Nel 1910 inventò il doppio rubinetto per velocizzare ulteriormente l’erogazione della bevanda, nel 1920 creò la macchina tipo Famiglia a funzionamento elettrico e nel 1922 la macchina a murale installata direttamente sulla parete del locale alle spalle del barista.


Per rendere note le sue invenzioni, Pier Teresio, decise di sostenne investimenti in campo pubblicitario, fu il primo del suo settore.

Il più riuscito fu il manifesto del pittore Leonetto Cappiello in cui si vede un elegante viaggiatore che, sporto da un treno in corsa, si prepara un espresso con La Victoria Arduino, divenuta ormai la macchina per caffè espresso in assoluto.

L’artista in quell’immagine alludeva veramente ed efficacemente alla velocità con cui il caffè veniva preparato; l’eleganza del cliente era posta a raffronto con l’eleganza della macchina entrambi indicativi del modo di vivere moderno


L’ultima tappa che ci porta al caffè espresso da bar moderno segna l’anno 1938: è il barista milanese Achille Gaggia che inventò la macchina per il caffè espresso a pressione (fino ad allora la macchina funzionava a vapore) grazie a un marchingegno a pistoni che spingeva l’acqua attraverso la polvere di caffè a elevata temperatura.


In Europa e nel resto del mondo la bevanda non si diffuse prima della seconda metà del Novecento: la macchina fu progettata in un secolo che ha vissuto ben due guerre, quando le persone non avevano tempo, modo e forza per dedicarsi ai piaceri del caffè. Bisogna attendere il secondo dopoguerra affinché l’espresso arrivi a superare i confini nazionali. Ma una volta andato oltre il territorio italiano, la crescita divenne inarrestabile.


Nel resto dell’Europa si impone un altro tipo di mentalità, che punta alla qualità delle macchine, proprio quel valore originario introdotto da Arduino e tutti gli altri, lo stesso che aveva fatto guadagnare all’Italia il primato di eccellenza del caffè nel mondo. In Italia i baristi sono rimasti invece troppo legati al prezzo e ancorati a mentalità e tradizioni che non sono più al passo con i tempi. Questa politica del prezzo ha influito anche sull’atteggiamento del consumatore, che spesso non dedica attenzione al prodotto, ne consuma velocemente una tazzina al bancone e via.


Oggi in Italia iniziano a svilupparsi circuiti di baristi molto validi, professionisti appassionati, curiosi e preparati che hanno deciso di restituire valore alla bevanda tanto amata dagli italiani. Il barista non può più limitarsi ad estrarre la bevanda, e farlo in modo perfetto, ma deve saperla raccontare e spiegare in modo chiaro ai suoi clienti.

L’obiettivo ora è dunque quello di elevare la qualità media: sempre più baristi si impegnano per la promozione del buon caffè, ma sono ancora una nicchia; è tempo di allargare la fascia di pubblico, coinvolgendo sia gli addetti ai lavori che i consumatori.


È con questo obiettivo e questa filosofia che Caffè Buongiorno vuole diffondersi nel mercato, offrendo prodotti di qualità, derivati da una filiera totalmente italiana, garantendo formazione a rivenditori, baristi, dipendenti e consumatori. Lavoriamo con la massima trasparenza, trasmettendo tutte le informazioni che permettano di capire il valore e la qualità delle miscele che offriamo. Vogliamo restituire al caffè la sua originale importanza.


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